REPUBBLICA PARTIGIANA DELL’OSSOLA. SETTANTA ANNI DI LIBERTA’

Nel periodo più buio della storia italiana, durante l’occupazione nazifascista del nord-italia, la Repubblica partigiana dell’Ossola ha rappresentato il primo tentativo organizzato di rinascita politica del paese. Per quaranta giorni gli oltre settantamila cittadini dell’Ossola hanno governato un vasto territorio, confinante con la Svizzera, dandosi un ordinamento repubblicano ed una legislazione che sarà in parte riproposta e rivalutata nella costituzione italiana del 1946.

Nell’ottobre del 1944, a seguito di un imponente intervento militare tedesco i partigiani della   Repubblica dell’Ossola furono costretti a ritirarsi in alta montagna o a espatriare in Svizzera, lasciando la popolazione civile a rischio di gravi rappresaglie. Proprio in quei giorni fu organizzata un’importante operazione di salvataggio di circa 2500 bambini italiani dai 4 ai 14 anni che furono caricati su alcuni treni ed inviati in Svizzera.

Contrariamente a quanto avveniva normalmente per gli espatriati in Svizzera, i bambini dell’Ossola non furono trasferiti in campi di concentramento ma vennero accolti da centinaia di famiglie elvetiche che li nutrirono e accudirono come i propri figli.

Quasi tutti i bambini sono rientrati in Italia dopo la liberazione e la fine della guerra ma, in molti casi, hanno mantenuto con le famiglie che li avevano accolti in Svizzera un legame affettivo che è proseguito per molti anni.

VEDI I FILMATI DI RAINEWS24

1- Ossola. Il treno dei Bambini – di Martino Seniga (2014)

2- Sessanta anni di libertà – di Martino Seniga e Marco Dedola (2006)

3- Le Interviste ai testimoni

IL DELITTO MATTEOTTI

Giacomo Matteotti foto d'archivioIl 10 giugno 1924 a Roma veniva rapito e ucciso Giacomo Matteotti, deputato socialista e grande accusatore di Benito Mussolini, che ricopriva in quel momento la carica di Primo Ministro e ministro degli Interni.

Il corpo di Giacomo Matteotti sarà ritrovato, per caso, il 16 agosto 1924 in un bosco nel comune di Riano, distante poche decine di chilometri da Roma.

Matteotti aveva praticamente firmato la propria condanna a morte pochi giorni prima del suo rapimento. Il 30 maggio in un memorabile discorso nell’aula di Montecitorio aveva accusato Mussolini e il Partito Nazionale Fascista di avere impedito, con gravi e documentati atti di violenza, il regolare svolgimento delle elezioni politiche del 6 aprile 1924.

Concludendo il suo intervento Matteotti fu congratulato dal deputato socialista Giovanni Cosattini a cui Matteotti prontamente rispose “Però voi adesso preparatevi a fare la mia commemorazione funebre”.

Nei giorni successivi al rapimento, ancora prima del ritrovamento del corpo, i responsabili del delitto Matteotti erano stati individuati e perseguiti dagli inquirenti e dalla magistratura. Il rapimento era stato condotto nel modo dilettantesco e spregiudicato che caratterizzava le azioni delle squadracce fasciste, abituate all’impunità grazie a legami e connivenze con esponenti dei servizi segreti e del ministero degli interni. Il processo si concluderà nel marzo del 1926 con la condanna a 5 anni e 11 mesi per i tre esecutori materiali Dùmini, Volpi e Poveromo. Assolti gli altri 2 membri della squadra e i mandanti.

Giacomo Matteotti con i suoi compagni nel 1923Nel frattempo Mussolini, come era già avvenuto in altre occasioni, era riuscito a trasformare un evento che avrebbe potuto annientarlo in un nuovo passo verso la definitiva instaurazione del regime fascista e il controllo totale dell’apparato dello stato. Dopo aver provveduto all’allontanamento dei suoi collaboratori maggiormente implicati nell’organizzazione del delitto e aver messo a tacere l’opposizione, che si era autoesclusa dai lavori parlamentari rinchiudendosi nel limbo dell’Aventino, rivendicò a se la responsabilità morale dell’eliminazione di Matteotti. Il discorso del 3 gennaio 1925 alla Camera dei deputati, in cui annuncia anche una serie di iniziative repressive nei confronti delle opposizioni e della stampa indipendente, rappresenta lo spartiacque tra il periodo prefascista a il ventennio totalitario che si concluderà solo il 25 aprile 1945 con la liberazione di tutta l’Italia dall’occupazione nazifascista.

Tutti e tre i processi agli assassini di Giacomo Matteotti presentano gravi errori giuridici ed oggi sarebbero considerati nulli. Queste le valutazioni del procuratore aggiunto di Venezia Carlo Nordio, nel corso dellapresentazione del volume “Delitto Matteotti I Processi” pubblicato dalla Fondazione Anna Kuliscioff e presentato alla biblioteca Sormani di Milano, nel corso della mostra: 1924 – 2014 Attualità di Giacomo Matteotti.